25 aprile 1945 a San Secondo
«Ero venuto in paese per fare
acquisti, ricorda Emilio Longari, ero l’unico in famiglia
che veniva in paese, in quel periodo. Come arrivo, c’era
tutta la gente lì ammucchiata in piazza. Un uomo
giunto da Ponte Taro diceva che c’era una colonna
tedesca in arrivo da San Quirico. La gente era tutta
spaventata... “Cosa succederà se vengono su, se vengono in
paese?... Qui distruggono il paese”. Allora qualcuno ha
cominciato a dire: “Prendiamo le armi, prendiamo le armi!
Bisogna difendere il paese, bisogna salvare il paese”. E le
donne: “Sì, sì...”.
Così siamo andati alla caserma dei carabinieri e abbiamo
preso le armi. In due siamo rimasti appostati al piano
superiore della caserma, mentre altri si sono portati in
diversi punti per contrastare i tedeschi se avessero tentato
di passare per il paese. Successivamente raggiungo alcuni
miei amici appostati nel fosso appena fuori il paese. Fu a
quel punto che arriva un tedesco a cavallo e si avvicina
alla nostra postazione. Gli sparo una fucilata, mancandolo.
Lui se ne accorge, gira il cavallo e torna indietro. Per due
o tre ore di tedeschi non se ne vedono più».
Il grosso della colonna tedesca nel frattempo era sceso
lungo la sponda sinistra del fiume Taro, passò per Grugno ed
imboccò il viale di circonvallazione per uscire dal paese in
direzione Pizzo, dove contava di riunirsi con le altre
colonne che avevano preferito girare attorno al paese.
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Gabriella Guasti |

Romano Guasti |
Sul
viale di circonvallazione si affacciava il
macello del paese. La famiglia Guasti sentendo
l’arrivo dei militari si rifugiò nelle cantine
di una casa vicina. Gabriella Guasti
ricorda quei drammatici momenti: «Poco prima
dell’arrivo dei soldati mio fratello Romano,
poverino aveva appena quindici anni, era lì con
dei suoi amici quando hanno sentito sparare... I
tedeschi avevano mandato avanti delle staffette
in moto e per quello che si è saputo una
staffetta è rimasta colpita nei pressi
dell’ospedale... I tedeschi entrando in paese
comunque sparavano e hanno ucciso Dante
Camisa di 76 anni (29-6-1869/25-4-1945)
mentre attraversava la strada per andare a casa
di sua figlia... Sparavano... Passavano proprio
davanti a casa nostra, siamo scappati nelle
cantine dei Zanardi, sottoterra... Mio fratello
Romano non ci volle seguire. Noi gli avevamo
detto: “Vieni, vieni è pericoloso...”
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E lui: “No sto qua, sono disarmato,
cosa vuoi che succeda? Voglio vederli passare”. E così non
ci ha seguito nelle cantine ed è rimasto in cucina. E’
successo tutto così in fretta. Ci eravamo dimenticati di
chiudere la porta... se solo qualcuno avesse chiuso la
porta... ne è entrato uno solo... Noi vedevamo le gambe...
dai finestrini che dalle cantine davano sul cortile. “Raus!”
E’ entrato in casa, lo ha portato fuori in strada e gli ha
sparato, così...»
La colonna uscita dal paese si attestò nei pressi di Pizzo e
preparò le batterie per colpire San Secondo, quando dal
cielo giunsero aerei alleati che colpirono ripetutamente la
colonna tedesca distruggendola e costringendo i militare a
sbandarsi. San Secondo era salva.
«Noi poi siamo usciti quando abbiamo sentito mitragliare,
erano aereoplani americani che sparavano sulla colonna
tedesca», ricorda sempre Gabriella Guasti. «Dicevano che era
stato il colonnello Pezzani a mandarli. Lui era di San
Secondo, un aviatore.., non si sapeva se era passato con
l’esercito Alleato o con la Resistenza, comunque era contro
i tedeschi.
Hanno mitragliato la colonna e ne devono aver uccisi oltre
una decina, che poi sono stati sepolti prima fuori dal
cimitero, poi sono venuti a prenderli e li hanno riportati
in Germania. Pensare che mio fratello era all’obitorio con
tutti quei tedeschi!»
In quelle ore Remo Allegri stava compiendo il tragitto al
contrario, stava cercando di passare il Po nel cremonese per
ritornare a San Secondo. Qualche mese prima era stato
arrestato dai tedeschi, per antifascismo, e rinchiuso nelle
carceri di Brescia. Fuggito in modo roccambolesco in quei
giorni di confusione che precedettero la Liberazione era in
attesa del momento propizio per attraversare il grande fiume
e ritornare a casa. «Sono venuto fino al Po a piedi. Mi sono
fermato perché non si poteva passare. C’erano i tedeschi nel
bosco qui a Ragazzola che aspettavano il traghetto che li
portava di là verso Isola Pescaroli. Rimasi nascosto presso
una famiglia per alcuni giorni, i soldati tedeschi avevano
molta premura di attraversare il fiume, la loro propaganda
era stata quella di far credere che passato il Po, di là
avrebbero trovato le fortificazioni. Infatti passavano il Po
con tutte le armi. Non le abbandonavano proprio per potersi
difendere una volta traghettato il Po cercavano di
attraversarlo in tutte le maniere. Quando poi sono arrivati
di là del fiume e hanno visto che non c’era niente, la
delusione, lo sconforto... così si sono lasciati prendere.
Infatti li hanno presi e da lì partivano lunghe colonne
dirette verso Brescia, nei campi di prigionia».
San Secondo. L’ultimo giorno di guerra a cura di
Marco Minardi, Comune di San Secondo Parmense.
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